FEDERALISMO ORA!!!!!!!

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mercoledì 10 novembre 2010

Non sanno nemmeno spedire le buste, e dicono che sono quelli dei tempi migliori

MILANO - «Rimbocchiamoci le maniche»: ma almeno azzeccate i nomi. Il segretario del Pd Pierluigi Bersani, in occasione delle primarie milanesi, mi scrive personalmente. Che emozione. Busta bianca con il logo Pd, pieghevole col segretario in bianco e nero e camicia con maniche rimboccate e infine allegato, pronto da strappare, un bollettino del conto corrente postale per eventuale contributo al partito. Un attimo. Guardo bene la busta e scopro che il mio nome di battesimo, Antonino per l'anagrafe, per il Pd diventa Alberto. Alberto Luca. No, Alberto no. Vi prego, per favore. Mi chiamo Antonino, per gli amici Nino. Tutta la vita a rispondere alla domanda: qual è il nome, qual è il cognome? Ma questa poi... Come si fa a dare ascolto a chi ti chiama col nome di un altro? Va bene, un errore può capitare.
MIA MOGLIE - Allora guardo la busta inviata a Natalia, mia moglie. «Gentile Renzo...». No, Renzo no... Il cognome è il suo da signorina, l'indirizzo è il nostro, ma niente da fare, i nomi di battesimo credo siano stati sorteggiati. Mi domando come sia possibile che questo accada in «casa democratica». Nel corso della giornata ci chiamano per nome (al telefono) nell'ordine Fastweb, Sky, Vodafone, il solito produttore di olio pugliese e la signorina che vuole depurare l'acqua di casa. Persino il ragazzo che alle 9 della sera vuole vendermi il giornale Lotta comunista prova a convincermi con un «Signor Nino, mi apre?». Nessuno di loro sbaglia il nome. Eppure i nipoti della mitica organizzazione del Pci, coloro che ci prospettano il «secondo tempo del berlusconismo», riescono nell'impresa. E per facilitarci il compito il Pd pre-compila il bollettino con i nostri nomi, sbagliati anche quelli ovviamente. Dovremmo dare il nostro contributo, cioè pagare, con il nome di un altro? Passi il «rimbocchiamoci le maniche» con l'inverno quasi alle porte, ma la richiesta di aprire al caro democratico che sta «andando "porta a porta" (sic) per ascoltare e raccontare quello che siamo e quello che vogliamo per l'Italia» mentre urla «C'è in casa il signor Alberto», beh... questo è troppo. Io al nome Alberto faccio finta di non essere in casa. E guai se Renzo apre la porta.
NOTA. Il Pd ci tiene a precisare di aver spedito un milione e mezzo di lettere agli elettori quindi un piccolo margine d'errore è comprensibile.


Lettera inviata al Corriere della Sera

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