FEDERALISMO ORA!!!!!!!

FEDERALISMO ORA!!!!!!!

domenica 7 novembre 2010

Grazie Fini, non mi aspettavo altro, se non un far cadere una riforma, quella del federalismo, oltre che dare una grossa mano ad una inesistente sinistra, stretta tra i rottamatori e leaders vecchi di cent'anni, grazie Fini, prenditi la responsabilità, una volta nella tua vita, di mandare a casa tutti e riportarci alla politica della prima repubblica

Un discorso, quello del Presidente Fini a Bastia Umbra, che non lascia alcun dubbio. Nessun dubbio sul fatto che non siano certo la casa di Montecarlo o il caso Ruby, i motivi scatenanti per cui il governo oggi si trova in difficoltà, bensì l'avvicinarsi di un cambiamento epocale per il paese, ovvero la nascita del Federalismo. A parole, tutti lo vogliono, vero è che solo un mese fa, proprio Fini ed i suoi votarono la fiducia al Governo sui famosi cinque punti, uno dei quali era proprio il cambio di assetto del paese. Ci si deve chiedere perchè oggi, mentre il Governo ha dato prova di rispettare i cinque punti, (proprio venerdì il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto sicurezza), si voglia staccare la spina. Semplice. Il federalismo rischia di spazzare via tutti i potentati che sopratutto in meridione fanno per i partiti tradizionali un ricco bacino di voti, da tenere nella più bieca ignoranza assistenziale. Questo provvedimento non lo vuole l'Udc, da sempre radicata nelle regioni meridionali, non lo vuole Fini dal momento che 23 dei 37 deputati giungono proprio dal meridioni, non lo vuole la sinistra che ha fatto, sino alle scorse elezioni, del meridione una base da cui partire. Ebbene, lo scenario si ricompone come sempre, ci si nasconde sulle "ragazze del premier" ci si sofferma sulle case e sulle proprietà del premier o di Fini e guarda a caso non si perdere tempo a discutere di federalismo. Lo si vuole cancellare dalla scena politica, non se ne vuole parlare perchè il sacrilego è proprio li, risiede nei costi standard, nell'autonomia fiscale di Provincie e Regioni, risiede finalmente nel veder liberate persone che per anni hanno assunto come occupazione principale la mansione di portare voti in cambio di soldi a questo o quello. Attaccano la Lega perchè in molti sanno che se si andasse ora a votare, il nord voterebbe in massa per il movimento di Bossi, lasciando a bocca asciutta, tanto la destra, quanto la sinistra.  Abbiamo dunque una missione: andare avanti sempre e comunque, contro un Fini che nella sua storia politica ha contraddetto tutto quello in cui ha sempre nel bene o nel male creduto, un Fini che non ha saputo valutare e leggere in tutti questi anni le varie situazioni politiche e che oggi, da uomo che si professa di destra, rischia di essere il primo alleato di una sinistra senza idee, decotta, con mille divisioni al suo interno, stretta tra i rottamatori di Renzi e le mille diffidenze tra le varie correnti, con un segretario del Pd, mollato dai vari Scalfari, De Benedetti ed Ezio Mauro, direttore di Repubblica. Una sinistra che non può trovare di meglio che attaccare la Lega ed i suoi uomini in continuazione proprio per la grande paura che il nord stia sempre più massicciamente con il carroccio. Comunque tutti questi personaggi vanno ringraziati in quelche maniera: la nostra convinzione sulla bontà delle nsotre idee non viene certo meno, la nostra tenacia, da questo panarama politico fatto non solo da nani e ballerine ma anche di molti gatti e volpi, non può che rinvigorirsi e spingerci a lavorare sempre meglio per difendere gli interesi del nord. Non ci possiamo comunque misurare oggi con chi ha votato indulti, non ci possiamo confondere con chi non vuole le centrali nucleari non capendo che dicendo questo no, si costringono le nostre aziende a pagare prezzi alti in competitività e prezzi alla produzione, non possiamo confrontarci con chi dice di sostenere il territorio e mentre era al governo, ha fatto in modo che attraverso gli oneri di urbanizzazione, si potesse finanziare la spesa corrente, tanto da dare il via alla cementificazione del territorio stesso. Insomma, siamo e rimaniamo l'unica forza politica che oggi è vicina al territorio, siamo e rimaniamo l'unico baluardo con il catto - comunismo strisciante ed imperante, quello che vorrebbe il voto operaio di massa ma che, alle assemblee dei lavoratori, preferisce i salotti buoni e confortevoli della politica. Siamo rimasti da soli a combattere contro coloro che ci definiscono e considerano dei buzzurri della politica, siamo rimasti soli a combattere contro coloro che hanno sempre la verità in tasca, anche se  poi perdono sistematicamente tutte le elezioni. Combattiamo dunque, con la testa e con il cuore, per cercare di consegnare un paese migliore alle future generazioni, combattiamo contro chi oggi, con tanta spocchia e poca intelligenza, farà terminare un'esperienza di governo per la quale, molti paesi oggi ci invidiano la tenacia e la responsabilità di aver cercato di entrare nel merito di quelli che sono i veri problemi del nostro territorio. Non ci pieghiamo, andiamo avanti, perchè ce lo chiede la nostra gente, ce lo chiede il nostro popolo ce lo chiedono persone che, deluse da destra e sinistra, oggi entrano a far parte, sempre più numerose, delle nostre sezioni. Vinciamo per loro, il resto è noia, il resto rappresenta il mondo con molte faccie di bronzo, buone solo a scrivere sui giornali che non va mai bene nulla. Vinciamo per tutti coloro che in noi hanno e credono ancora in noi, sono molti e di tutti i ceti sociali. Queste persone non meritano di vivere in un paese in cui i partiti che hanno il cuore e la mente a Roma, possono permettersi di dire ai nostri cittadini chi meglio o peggio, ha il diritto di rappresentarli.


Simone Gelli

mercoledì 3 novembre 2010

Yes, we can, no we can’t. In America i Repubblicani sconfiggono i Democratici

Yes, we can, no we can’t, sembrano aver sancito gli americani, dai primi dati provvisori che arrivano dai seggi americani, dove, le elezioni di midterm, sembra abbiano sancito una schiacciante vittoria dei repubblicani e del Tea Party, acerrimi avversari politici dei Democratici. Il partito dell’elefante dunque, annienta la schiacciante maggioranza democratica alla camera, tanto che il suo Presidente, Nancy Pelosi, prima donna americana eletta alla presidenza della camera bassa, ha già rassegnato le proprie dimissioni. Alla camera dunque i democratici perderebbero 58 seggi, una debacle seconda solo alle consultazioni del 1938. Al senato i repubblicani non riuscirebbero a conquistare la maggioranza, anche se ore, i democratici, governerebbero con una maggioranza risicatissima. Malissimo anche per le elezioni dei governatori negli stati, ove i repubblicani, anche in questo caso, infatti dei 37 stati controllati dai democratici, dieci vengono persi a favore degli avversari. Gli analisti della politica americana, attribuiscono al Presidente Obama, la responsabilità della sconfitta. Il presidente, infatti, non ha saputo, sostengono, parlare alla classe media, far comprendere i passaggi epocali proposti alla nazione; inoltre molte delle promesse sono diventate, in poco più di due anni, lettera morta. I giovani infatti, ed il loro voto, in stragrande maggioranza, vanno al Tea Party, partito che ha saputo mettere in luce, le contraddizioni della politica democratica e di Obama, tutta incentrata sulle questioni relative all’immigrazione e non alla difesa della gente americana. Le tasse sono aumentate, la disoccupazione pure, la promessa del ritiro dell’esercita dall’Iraq non solo non si è realizzato ma anzi gli stanziamenti per la guerra in medio oriente sono aumentati. Tutte questioni su cui in questi due anni gli americani hanno saputo ragionare e dare oggi, un giudizio molto critico e pesante. Ora il presidente sarà costretto a discutere ed aprire un tavolo di confronto con quella che sino a ieri era l’opposizione, oggi invece rappresenta la maggioranza degli americani che chiede un cambiamento nella linea politica di un Presidente che troppo ha promesso e poco ha mantenuto. Vedremo dunque nel proseguo, se Obama, vorrà tener conto del forte messaggio inviato dall’America a lui ad al suo partito.      

martedì 2 novembre 2010

Alla moda di Repubblica, pongo dieci domande facili, facili, agli esponenti locali del Pd. Dite che risponderanno?

Dieci domande facili, facili, agli esperti del Pd sulla questione dei derivati, considerato che, dal comunicato stampa della coppia Razzano – Salvaggio, appare che l’opposizione, sia sempre stata al corrente che nel nostro bilancio fossero presenti tali contratti:


1)      Se corrisponde al vero che il sottoscritto ha sbagliato a rimodulare i contratti derivati nel 2005, mi si spieghi il perchè, nessuno, al tempo, denunciò tale fatto?
2)      Se corrisponde al vero che il sottoscritto ha sbagliato a rimodulare i contratti derivati nel 2006, all’atto della seconda mia rimodulazione, mi si spieghi il perchè, nessuno, al tempo, denuncio tale fatto?
3)      Come mai, pur essendo in possesso, per otto anni consecutivi del Piano Esecutivo di Gestione, nel quale vi era un capitolo denominato “fondo rischi per operazioni di finanza derivata”nessuno ha mai chiesto lumi su tale capitolo?
4)      E’ possibile sapere perchè, nonostante l’allegato obbligatorio al bilancio che mostrava tutte le operazioni di swap dal 2005 il poi, nessuno si è mai interessato al caso, sino alla ormai celeberrima trasmissione di Report?
5)      Se il sottoscritto ha, in quegli anni, esposto il Comune di Magenta ad un rischio tale da minare la solidità stessa delle finanze pubbliche, perché l’opposizione non ha presentato nessuna interrogazione o mozione su tali fatti prima della famosa trasmissione di Report, nel 2008?
6)      Come mai, se le rimodulazioni poste in essere dal sottoscritto erano così rischiose, si è posto il caso derivati al Consiglio solo nel 2008?
7)       Se il sottoscritto ha posto il Comune di Magenta su un binario pericolosissimo per la città, qual è il motivo per cui né la Corte dei Conti, ne il nostro Collegio dei Revisori dei conti, hanno sollevato eccezioni, sino ad oggi, sulle operazioni di swap all’interno del nostro comune?
8)      Cosa ne pensano gli esponenti del Pd della gestione dei derivati nel Comune di Firenze, (comune da sempre governato dal Centro Sinistra) che oggi è esposto per più di 700 milioni di euro con le banche e che dovrà pagare nel 2010, 8 milioni di euro e nel 2011 altri 5 alle banche stesse?
9)      Cosa ne pensano i nostri scienziati della Regione Toscana, da sempre a Presidente Pd, che ha un conto in derivati di 624.776.000 di Euro? Ma non sono prodotti rischiosi per i comuni?
10)  Cosa ne pensano gli esponenti del Pd magentino del conto in derivati, lasciato dall’allora Sindaco Weltroni in quel di Roma, che ha stipulato contratti per 3,2 Milioni di Euro?

Vedremo se avranno l’accortezza di rispondere a queste semplici domande, per chiarire a tutti noi, al di là delle bufalate sui manifesti, come il Pd magentino, si è mosso in questi anni su queste questioni.


venerdì 29 ottobre 2010

Le bufalate, le scrivono anche sui loro manifesti.

Ci siamo accorti sette anni dopo che nel bilancio del nostro comune, erano presenti dei contratti derivati, ma sui nostri manifesti preferiamo scrivere altro. Sarebbe stata una bella frase, amici, che avrebbe potuto restituire serenità al mondo politico magentino. Frase che non solo non è apparsa sui manifesti affissi in questi giorni dalla locale sezione del pd magentino che anzi rilanciano sulle nostre responsabilità e cercano di far credere che ci siamo accorti troppo tardi del problema. Bontà loro, attendo ancora, dagli esimi professori, un giudizio sugli esborsi che il Sindaco Renzi, primo cittadino di Firenze, da sempre capitale rossa, dovrà sopportare nei prossimi tre anni, (in tutto 18 milioni di euro andranno in fumo sui derivati) ma sono convinto che anche su questa questione gli zelanti esponenti del Pd, non ci diranno un bel nulla, perché i loro amministratori non sbagliano mai, noi ovviamente commettiamo errori a ripetizione. E se il Think Day, in una sorta di titolo intellettualoide, sembra tanto ricalcare il più prosaico e lombardo "Ghe pensi Mi’ berlusconiano", i risultati non sono entusiasmanti e celano una bufalata, concretizzatasi solo nel grande annuncio di aver trovato, quello che sulla stampa locale hanno ormai tutti ribattezzato come l’anti Gelli. Ad ogni buon conto, alle bufalate stampate su rossi manifesti, affissi ai nostri spazi pubblicitari, si può solo rispondere con un fatto: la nostra giunta ha chiuso in modo definitivo i derivati, nel momento migliore, senza perdere dei soldi, e non come si sarebbe voluto dalle opposizioni, le quali avrebbero preferito chiudere i contratti, subito dopo la visione della ormai celeberrima puntata di Report che ha saputo illuminare sagge menti e trasformare diversi nostri consiglieri in maestri della finanza derivata. Abbiamo chiuso quando le condizioni di mercato lo hanno reso possibile, e non quando, addio piacendo, le minoranze chiedevano l’uscita immediata con una penale da pagare alle banche superiore ai 500.000 Euro. (Leggere poi sul sito del Pd che i lo stesso partito incalzava da anni l’amministrazione su questo tema, non solo è una bufalata, ma è la barzelletta degna del numero di Natale del Corrierino dei Piccoli).La calma è la virtù dei forti, mentre la fretta è sempre stata, di tutti, cattiva consigliera; ovvio che questi concetti non possono essere appieno colti da chi, nonostante avesse tra le proprie mani, tutti i bilanci preventivi e consuntivi, recanti in modo molto trasparente le operazioni aperte dal commissario e da noi rimodulate, per sette lunghi anni ha certo condotto su questo punto un’opposizione intransigente, ovvero non spiaccicando nemmeno una parola su questo tema. La realtà vera e provata dai verbali del Consiglio Comunale risiede nel fatto che per tutto questo tempo, la minoranza ignorava l’esistenza di questi contratti, non ne conosceva l’entità e probabilmente nessuno dei consiglieri, conosceva il prodotto finanziario in se.  Pazienza, ancora una volta i manifesti del Pd, dimostrano quanto l’arroganza di taluni esponenti venga vomitata direttamente sui manifesti che hanno il sapore di una campagna elettorale cominciata già da molto tempo e per dare fiato alla quale, ogni bugia è ammessa. Dal mio canto risponderò ancora con i fatti, in modo avverso a chi pronosticava che, dopo l’atto di indirizzo, si sarebbero dovuti aspettare due anni, prima che si potesse giungere ad una definitiva conclusione dell’annosa vicenda.

martedì 26 ottobre 2010

Un nostro comunicato stampa sull'ordinanaza delle Gomme da neve in Provincia di Milano

COMUNICATO STAMPA

GOMME DA NEVE OBBLIGATORIE: LA LEGA NORD IN PROVINCIA DICE NO “INUTILE BALZELLO PER I CITTADINI”

Milano, 21 ottobre 2010 – L’ordinanza dell’Assessorato ai Trasporti, che di fatto obbliga i cittadini del territorio a montare gomme da neve dal 15 novembre, a suscitato grande perplessità all’interno del gruppo consigliare della Lega Nord in Provincia di Milano.

Non posso che esprimere forti perplessità e stupore per una simile decisione – ha commentato il capogruppo della Lega Nord Gianbattista Fratus – che va ad appesantire ulteriormente i nostri cittadini di una spesa e di un obbligo che non ha alcun senso. Per i milanesi è un ulteriore balzello, dopo l’ecopass. Per i cittadini di una provincia che, ricordiamolo, si trova in pianura padana e non sull’arco alpino, è un provvedimento inutile e che non ha eguali in altre province. Ci sta bene l’azione di prevenzione dei disagi e l’invito a una maggiore sicurezza sulle strade, ma chiediamoci perché in altre province lombarde non è mai stata adottata una simile iniziativa. Occorre essere all’avanguardia ma su ben altre cose”.

Ciò che più infastidisce il gruppo della Lega Nord è il non esserne stato messo al corrente: “Un’ordinanza del genere – ha sottolineato Fratus –, di cui non siamo stati messi al corrente, andava quantomeno discussa in commissione, allora avremmo cercato di spiegare all’assessore De Nicola che i temi su cui concentrarci in fatto di trasporti sono ben altri. Se guardiamo poi il lato economico della faccenda, sono i nostri cittadini a farne le spese e in tempo di crisi è più opportuno riflettere a fondo prima di gravare sul portafogli delle famiglie. E chi ci guadagna? Per noi della Lega Nord è un provvedimento da rivedere assolutamente”.

A Milano le primarie sono una farsa? Secondo il candidato Valerio Onida si, e se lo dice lui, noi ci crediamo.

Le primarie del centro sinistra milanese sembrano essere diventate il cavallo di Troia di una coalizione che, anche sulle consultazioni popolari per decidere, chi sarà il candidato alla poltrona di Sindaco della città di Milano, non trova di meglio se non litigare. E fu così che uno dei candidati della sinistra, Valerio Onida, getta, proprio in questi giorni, molte ombre su quella che avrebbe dovuto essere la consultazione del popolo su chi dovrebbe rappresentare il centro sinistra alle elezioni amministrative. Primarie che secondo il candidato, non sarebbero regolari, in quanto, tutti gli apparati organizzativi, sarebbero si impegnati ad organizzare ma non le primarie, bensì la campagna elettorale del candidato Stefano Boeri, prescelto dalla segreteria del Pd, come lo sfidante della coalizione di centro destra. Dunque sotto la madonnina si sta consumando l’ennesimo teatrino delle primarie che rischia, per assurdo, dopo tali pesanti dichiarazioni, di essere non un momento di contatto con gli elettori ed i cittadini ma una farsa che rischia di allontanare sempre più la gente dalla politica. E se a questo aggiungiamo che i cittadini, per votare, devono, in aggiunta, versare l’obolo, allora il cerchio è chiuso. Ed ecco cosa Onida dichiara alla stampa a proposito delle primarie farsa che come lui stesso esterna, non sono un momento di alta democrazia come qualcuno vorrebbe far credere, bensì una resa dei conti tra i partiti e tra i loro candidati.
"Infatti l'anomalia maggiore deriva dal fatto che i rappresentanti dei partiti rivendicano il diritto di impegnare le strutture organizzative dei partiti medesimi nella esplicita campagna propagandistica a sostegno di quello che indicano come il proprio candidato: con ciò ribadendo che le primarie sono, nella loro ottica, una competizione fra forze organizzate, come i partiti della coalizione, attraverso i rispettivi candidati, e non, come dovrebbero essere secondo il loro spirito, una competizione fra singoli candidati fra i quali la scelta è rimessa dai partiti ai loro elettori. Se è così, però, non si capisce quale possa essere il ruolo di un candidato che non ha alcun partito o corrente organizzata alle sue spalle. Per cambiare registro ci vorrebbero condizioni diverse e un tempo più esteso di quello che manca alla data del 14 novembre. Ma questa richiesta non è stata accolta".
Un’occasione persa dal pd e dal centro sinistra per non fare l’ennesima figuraccia, e pensare che dal congresso di Busto Arsizio in poi, avrebbero dovuto lanciare la sfida alla Lega e riconquistare il nord. Certo che con questi metodi, proprio non ci siamo, una dimostrazione, da un candidato del centro sinistra di quello che abbiamo sostenuto: ovvero che le primarie non sono altro che un pessimo esempio di come la partecipazione popolare, viene politicamente utilizzata, per giochi di potere, tra le segreterie di partito.